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Lo Zen e l’arte del POKER Qualsiasi cosa noi andiamo ad apprendere, dalle cose più banali alle più sofisticate tecniche, passeremo attraverso i 4 livelli dell’apprendimento INCONSCIAMENTE INCOMPETENTE CONSCIAMENTE INCOMPETENTE CONSCIAMENTE COMPETENTE INCONSCIAMENTE COMPETENTE Cosa vuol dire essere INCONSCIAMENTE INCOMPETENTE? È lo stadio in cui a livello inconscio non ho alcuna percezione o giudizio sull’attività che sto svolgendo, qualunque essa sia. Da questo stadio derivano le più grosse frustrazioni e crisi emotive, tipico quando si apprende una nuova attività. È uno stadio molto pericoloso da sottovalutare perché spesso sviluppa i suoi effetti deleteri dopo che si è appreso il consciamente incompetente, perché non si ha consapevolezza di questo stadio. Nessuna padronanza dell’ambiente e della tecnica. Caratterizza i debuttanti. CONSCIAMENTE INCOMPETENTE è il debutto, inizio una nuova attività e devo imparare perché non ne capisco nulla, ne sono cosciente e consapevole, per il giocatore di poker è la fase iniziale di semplici partite con amici a livelli bassi, in una atmosfera decontratta e piacevole, comfort zone. Padronanza delle tecniche ma non dell’ambiente. Caratterizza i debuttanti e gli amatori. CONSCIAMENTE COMPETENTE è lo stadio in cui si conoscono le regole, non le regole di base che possono essere conosciute anche al livello precedente, ma bensì sono in grado di giocare anche partite difficili a livelli alti, conosco il mondo del poker, ho fatto migliaia di partite e mi sento a mio agio, sono in comfort zone. Si caratterizza con una sicurezza di gioco e di tenuta al tavolo buona e con una sensazione di poter giocare alla pari con i più grandi. Padronanza delle tecniche e dell’ambiente. Caratterizza i buoni amatori e i giocatori esperti. INCONSCIAMENTE COMPETENTE è lo stadio che contraddistingue i campioni del poker, cosi come di qualunque altra disciplina. È lo stadio ultimo in cui si ha una perfetta percezione della disciplina e di tutto quello che ruota attorno. Si è in grado di giocare quasi istintivamente le mani perché a livello inconscio si percepisce e conosce tutti gli elementi necessari per prendere una decisione. Alcuni giocatori hanno questo livello innato, gli Americani li definiscono “natural”, ma per i più è lo stadio che si raggiunge dopo molta applicazione e studio. L’esperienza da sola non basta, si presuppone una perfetta conoscenza delle regole e tecniche, la differenza viene dallo studio e dal coaching da parte di giocatori più grandi, ad es. il nostro Max Pescatori individua uno dei suoi passaggi di livello con l’incontro con Jennifer Harman, giocatrice più esperta e a maggiori livelli di poste. Per meglio comprendere questo stadio, lo stadio dei campioni vi cito una pagina del libro Lo zen e il tiro con l'arcodi Eugen Herrigel. Qui Herrigel parla della concentrazione sulla respirazione e della fastidiosa situazione nella quale, cercando di fare silenzio interiore, centrati sul nostro respiro, affiorano mille pensieri, stati d'animo, sensazioni, elementi disturbanti per la pratica. Ma... "[...] Se, continuando a respirare tranquillamente, si accoglie con serenità ciò che si presenta, ci si abitua ad assistervi da semplici spettatori, sino a che si è finalmente stanchi dello spettacolo. Così si giunge gradatamente a uno stato d'abbandono che somiglia a quel dormiveglia che precede il sonno. Scivolarvi definitivamente è il pericolo che bisogna evitare. Lo si affronta con un particolare scatto della concentrazione, paragonabile al riscuotersi di uno che, sfinito da una notte di veglia, sa che dalla vigilanza di tutti i suoi sensi dipende la sua vita; e se tale scatto è riuscito anche una volta sola, si riuscirà sicuramente a ripeterlo. Per esso l'anima, come da sola, si ritrova quasi a librare entro se stessa, una condizione che, capace di crescere d'intensità, si solleva addirittura a quel senso d'incredibile leggerezza, sperimentato solo in rari sogni, e di felice certezza di poter destare energie rivolte in ogni direzione e di saperle accrescere o sciogliere a ogni livello. Questo stato, in cui non si pensa, non ci si propone, non si persegue, non si desidera né si attende più nulla di definito, che non tende verso nessuna particolare direzione ma che per la sua forza indivisa sa di essere capace del possibile come dell'impossibile - questo stato interamente libero da intenzioni, dall'Io, il Maestro lo chiama propriamente «spirituale». È infatti saturo di vigilanza spirituale e perciò viene anche chiamato «vera presenza dello spirito». Con questo s'intende che lo spirito è presente dappertutto perché non si appende a nessun luogo particolare. E può restare presente perché anche quando si rivolge a questo o a quello non vi si attaccherà con la riflessione e non perderà così la sua originaria mobilità. Simile all'acqua che riempie uno stagno ma è sempre pronta a defluirne, lo spirito può ogni volta agire con la sua inesauribile forza, perché è libero, e aprirsi a tutto perché è vuoto. Tale condizione è veramente una condizione originaria e il suo emblema, un cerchio vuoto, non è muto per colui che vi sta dentro. È perciò con questa presenza e piena potenza del suo spirito non turbato da intenzioni, e fossero le più nascoste, che l'uomo che si è svincolato da tutti i legami deve esercitare qualsiasi arte”. Marco “tigre” Melai
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